Il Consiglio dei Ministri ha approvato il provvedimento che introduce l’obbligo di compostabilità per specifiche categorie di imballaggi, recependo la proposta italiana di regola tecnica nell’ambito del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR). Una misura che apre nuove prospettive per innovazione, investimenti e sviluppo della bioeconomia circolare.
Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 4 agosto 2026, ha approvato il decreto-legge che introduce nel Codice dell’Ambiente l’obbligo di compostabilità per specifiche categorie di imballaggi.
Il provvedimento recepisce la proposta di regola tecnica presentata dall’Italia con l’obiettivo di definire gli obblighi di biodegradabilità e compostabilità applicabili ad alcune tipologie di imballaggi in plastica monouso, nel quadro delineato dal Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio – PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation).
Il decreto entrerà pienamente nella fase operativa con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, contribuendo a definire un quadro regolatorio più chiaro per le imprese interessate.
Certezza normativa per favorire gli investimenti
La definizione di regole chiare rappresenta un elemento particolarmente importante per il sistema produttivo. La certezza normativa consente infatti alle imprese di programmare gli investimenti, orientare le attività di ricerca e sviluppo e pianificare la riconversione dei processi produttivi in un settore caratterizzato da una rapida evoluzione tecnologica e regolatoria.
Il provvedimento nasce anche dal confronto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e punta a coniugare gli obiettivi europei di prevenzione e riduzione degli imballaggi con la possibilità di sviluppare soluzioni industriali innovative e coerenti con i principi dell’economia circolare.
Un’opportunità per la bioeconomia circolare
Particolarmente significativo è il potenziale impatto sulle filiere legate ai materiali compostabili, alle bioplastiche e al riciclo organico.
La misura consente infatti di utilizzare gli spazi di flessibilità previsti dal quadro normativo europeo per sostenere lo sviluppo di filiere produttive e tecnologiche capaci di integrare progettazione degli imballaggi, raccolta dei rifiuti organici e infrastrutture per il trattamento e il riciclo.
In questa prospettiva, la compostabilità non rappresenta esclusivamente un requisito tecnico del prodotto, ma può diventare parte di un sistema più ampio che coinvolge eco-design, gestione del fine vita, recupero della materia organica, innovazione dei materiali e sviluppo di nuove catene del valore.
Innovazione e competitività: la sfida per le imprese
La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare il nuovo quadro normativo in una concreta opportunità di innovazione e sviluppo industriale.
Per le imprese si apre uno spazio importante per investire in:
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nuovi materiali biodegradabili e compostabili;
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progettazione e eco-design degli imballaggi;
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innovazione dei processi produttivi;
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tecnologie per la selezione e il trattamento della frazione organica;
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sviluppo di filiere integrate tra produttori, utilizzatori e operatori del riciclo;
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attività di ricerca e sperimentazione finalizzate alla sostituzione di materiali e soluzioni convenzionali.
Il nuovo quadro potrà quindi rappresentare un banco di prova importante per dimostrare come gli obiettivi ambientali possano essere accompagnati da nuovi investimenti, innovazione tecnologica e maggiore competitività delle imprese.
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