Economia Circolare

  • L’aumento della popolazione mondiale ha provocato un accrescimento della domanda di risorse naturali, rendendo necessario un profondo ripensamento sul modello economico attuale verso una Società più sostenibile. Il modello tradizionale dell’economia lineare (produci, usa, consuma e getta) deve essere necessariamente sostituito da un’economia circolare.

    L'Unione Europea ha emanato delle normative per accompagnare gli Stati membri, attraverso un periodo di transizione, all'economia circolare.

    Le quattro direttive Europee, il cosiddetto “pacchetto rifiuti”, sono state pubblicate il 4 luglio 2018 e dovranno essere recepite dai paesi membri entro il 5 luglio 2020.

    La Direttiva 2018/851/UE, che sostituisce la precedente 2008/98/CE, fissa nuovi obbiettivi, sia temporali che percentuali in peso, per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani ovvero il 55% entro il 2025, 60% entro il 2030 e il 65% entro il 2035. Per quanto riguarda i rifiuti inerti da costruzione e demolizione, la direttiva non prevede una modifica degli obbiettivi fissati per il 2020, ma entro il 31 dicembre 2024 effettuerà una valutazione con successiva definizione dei nuovi  obbiettivi. È stato introdotto l’obbligo della demolizione selettiva per  consentire la rimozione e il trattamento sicuro delle sostanze pericolose facilitando le fasi di riciclaggio e riutilizzo, almeno per legno, frazioni minerali (cemento, mattoni, piastrelle e ceramica, pietre), metalli, vetro, plastica e gesso. Per la prima volta viene introdotta la raccolta differenziata dei rifiuti tessili obbligatoria entro il 2025 e dei rifiuti organici entro il 2023. La Commissione ha inserito i rifiuti alimentari. Entro il 2019 verrà definita una metodologia comune per misurare i quantitativi di rifiuti alimentari ed entro il 2023, sulla base dei dati inviati dagli Stati membri, verranno elaborati gli obbiettivi per il 2030. Entro il 1° gennaio 2025 dovrà essere disposta la raccolta differenziata delle frazioni di rifiuti domestici pericolosi. Un'altra novità molto importante è stata l'introduzione dell'allegato IVbis nel quale si invitano  gli Stati membri ad adottare strumenti economici e altre misure per incentivare l'applicazione della gerarchia sui rifiuti. Tra le misure è stata inserita la “responsabilità estesa al produttore”. Questa è volta a incoraggiare la creazione di prodotti a ridotto impatto ambientale, è già presente nella normativa vigente, ma la nuova direttiva la amplia in maniera sostanziale. Gli artt. 8 e 8bis individuano i criteri minimi, incoraggiando la prevenzione (attraverso l'ecodesign), incentivando l'utilizzo efficiente delle risorse e la produzione di prodotti e componenti maggiormente efficienti, ovvero: adatti all'uso multiplo, con materiali riciclati, tecnicamente durevoli e facilmente riparabili. Queste misure devono rispettare la gerarchia dei rifiuti e prendere in considerazione i materiali che possono essere riciclati più volte. Gli stati membri devono assicurare che ai produttori di prodotti spetti la “responsabilità finanziaria” o quella “finanziaria e operativa” della fase del ciclo di vita del prodotto fino a diventare rifiuto incluse le operazioni di raccolta differenziata, di cernita e di trattamento. I vari reggimi dovranno conformarsi alle nuove disposizioni sulla responsabilità estesa al produttore entro il 5 luglio 2023. Negli artt. 5 e 6 vengono introdotte novità, sui criteri specifici, per la definizione di sottoprodotti e materiali da definire end of waste. Le 4 condizioni in disciplina di sottoprodotti non sono state modificate. Una modifica importante dell'art. 5 riguarda il fatto che gli Stati membri sono chiamati ad adottare misure appropriate per garantire che una sostanza o un oggetto derivante dalla produzione (il cui obbiettivo principale non sia la produzione dello stesso) non sia considerato rifiuto ma sottoprodotto (nel rispetto della direttiva 2008/98/CE). Le modifiche nell'art. 6 prevedono che gli Stati membri devono adottare misure per garantire che i rifiuti sottoposti a riciclaggio o recupero cessino di essere considerati tali se soddisfano determinate condizioni. Come per i sottoprodotti, la Commissione monitorerà l'evoluzione dei criteri adottati dagli stati membri per la cessazione della qualifica di rifiuto. Nella definizione dei criteri la Commissione terrà conto dei criteri stabiliti dagli Stati membri e prenderà come punto di partenza quelli che tutelano maggiormente l'ambiente. Come per i sottoprodotti, in assenza di criteri stabiliti a livello di Unione, gli Stati membri possono decidere caso per caso di adottare misure appropriate al fine di verificare che determinati rifiuti abbiano cessato di essere tali tenendo conto dei valori limite per le sostanze inquinanti e di tutti i possibili effetti negativi sull'ambiente e sulla salute umana. Per monitorare i progressi verso l'economia circolare, oltre ai criteri già presenti nella normativa vigente, vengono definite regole di calcolo molto più restrittive degli obblighi in materia di rifiuti e degli specifici obbiettivi per la gestione dei rifiuti di imballaggio.

    L'art. 35 viene modificato introducendo la tenuta del registro elettronico. Gli stati membri istituiscono un registro elettronico o registri coordinati su cui riportare i dati riguardanti i rifiuti pericolosi. Possono istituire tali registri per altri flussi di rifiuti, in particolare quelli per i quali sono stati fissati obiettivi. I produttori di rifiuti pericolosi, gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale, o che operano in qualità di commercianti e intermediari di rifiuti pericolosi, devono tenere un registro cronologico in cui sono indicati: la quantità, la natura e l’origine di tali rifiuti e la quantità dei prodotti e dei materiali ottenuti dalle operazioni di preparazione per il riutilizzo e di riciclaggio e da altre operazioni di recupero. Se opportuno, la destinazione, la frequenza di raccolta, il modo di trasporto e il metodo di trattamento previsti per i rifiuti.

    La Direttiva 2018/852/UE modifica la precedente 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio. Conformemente alla gerarchia dei rifiuti gli Stati membri adottano misure volte a incoraggiare l’aumento della percentuale di imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato, nonché dei sistemi per il riutilizzo degli imballaggi in modo ecologicamente corretto e nel rispetto del trattato, senza compromettere l’igiene degli alimenti né la sicurezza dei consumatori. La promozione del riutilizzo degli imballaggi avviene attraverso: l'utilizzo di sistemi di restituzione con cauzione, la fissazione di obiettivi qualitativi o quantitativi, l'impiego di incentivi economici, la fissazione di una percentuale minima di imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato ogni anno per ciascun flusso di imballaggi. Entro il 31 dicembre 2024 la Commissione esamina i dati sugli imballaggi riutilizzabili forniti dagli Stati membri al fine di valutare la fattibilità della definizione di obiettivi quantitativi concernenti il riutilizzo degli imballaggi, incluse le regole per il calcolo, e di qualsiasi altra misura intesa a promuovere il riutilizzo degli imballaggi. Vengono innalzati i nuovi obbiettivi di riciclaggio generali portandoli, entro il 31 dicembre 2025, almeno al 65 %, ed entro il 31 dicembre 2030 almeno al 70 %. In particolare, entro il 31 dicembre 2025, dovranno essere conseguiti obbiettivi minimi di riciclaggio per i diversi materiali: 50 % per la plastica, 25 % per il legno, 70 % per i metalli ferrosi, 50 % per l’alluminio, 70 % per il vetro e 75 % per la carta e il cartone. Entro il  31 dicembre 2030 gli obbiettivi minimi dovranno essere: 55 % per la plastica, 30 % per il legno, 80 % per i metalli ferrosi, 60 % per l’alluminio, 75 % per il vetro e 85 % per la carta e il cartone. Entro il 31 dicembre 2024 la Commissione dovrà rivedere gli obiettivi e gli Stati membri dovranno stabilire un efficace sistema di controllo della qualità e di tracciabilità dei rifiuti di imballaggio.

    La direttiva 2018/850/UE modifica la direttiva 1999/31/CE sulle discariche di rifiuti. L'obbiettivo della direttiva è quella di attuare la gerarchia dei rifiuti, ridurre le operazioni di smaltimento e soprattutto il collocamento in discarica. Entro il 2030, gli Stati membri, si devono adoperare per garantire che tutti i rifiuti urbani non siano ammessi in discarica, ad eccezione di quelli che producono il miglior risultato ambientale. Entro il 2035 la quantità di rifiuti urbani collocati in discarica dev'essere ridotta al 10%, o a una percentuale inferiore, del totale dei rifiuti urbani prodotti (per peso). Per monitorare questi ambiziosi obbiettivi viene introdotto un rigoroso metodo di calcolo per quantificare i rifiuti allocati in discarica e per rendere così possibile un confronto di dati omogenei.

    La direttiva 2018/849/UE va a modificare le 3 direttive precedenti.

    Nella prima direttiva, 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, alla Commissione viene dato il potere di adottare atti delegati che tengano conto del progresso tecnologico. La commissione stabilisce la procedura per creare (da parte di costruttori e produttori) una codifica di materiali per facilitare l’identificazione degli stessi in fase di recupero o riutilizzo. Ogni anno commerciale gli stati devono comunicare per via elettronica i dati relativi agli obbiettivi di recupero, reimpiego e riciclaggio accompagnata da una relazione di controllo della qualità.

    Nella seconda direttiva, la  2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori, viene inserita la nuova modalità di trasmissione dei dati e l'esercizio di delega in cui la Commissione elabora una relazione in cui sono presenti gli obbiettivi da perseguire. Nella relazione 8483/19 del 11 aprile 2019 la Commissione ha voluto sottolineare gli aspetti relativi a: le opportunità di ulteriori misure di gestione del rischio per le pile contenenti metalli pesanti, l’adeguatezza degli obbiettivi minimi di raccolta per tutti i rifiuti di pile portatili, la possibilità di introdurre nuovi obbiettivi e l'adeguatezza dei livelli di efficienza di riciclaggio fissati dalla direttiva. La direttiva tiene conto di mercurio e cadmio, ma tralascia le altre sostanze pericolose. Incoraggia la diminuzione dell’utilizzo, ma non specifica criteri di identificazione o il tipo di misure di gestione. Per quanto riguarda i livelli di riciclaggio gli stati sono in linea con i requisiti della direttiva, anche se l’obbiettivo generale sul raggiungimento di obbiettivi di recupero non è stato raggiunto (perché contempla solo piombo e cadmio e non cobalto e litio). L’impatto economico pare positivo. Si ritiene che l'etichettatura non sia sufficiente e che bisogna affiancarla con altri tipi di comunicazione. La Commissione è giunta alla conclusione che gli Stati membri hanno adottato le misure necessarie per attuare le disposizioni della direttiva. La valutazione dimostra che la direttiva ha prodotto risultati positivi. Tuttavia, i limiti osservati in alcune disposizioni giuridiche o nella loro attuazione impediscono alla direttiva di conseguire pienamente i suoi obiettivi, in special modo per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti di pile o l'efficienza di recupero dei materiali. L'assenza di un meccanismo efficiente per incorporare nella direttiva le novità tecnologiche e i nuovi usi delle pile mette in dubbio la sua capacità di stare al passo con i rapidi sviluppi tecnologici in questo campo.

    L' ultima modificata è la direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Anche per questa direttiva viene modificata la modalità di trasmissione dei dati. Inoltre gli Stati membri hanno il compito di raccogliere informazioni (comprese stime circostanziate), sulle quantità e sulle categorie di AEE immesse nei loro mercati. Queste devono essere raccolte attraverso tutti i canali, preparate per il riutilizzo, riciclate e recuperate nello Stato membro.

    L'estensione del ciclo di vita dei prodotti e il passaggio all'economia circolare offrono varie opportunità. L'impatto complessivo sull'occupazione dovrebbe essere positivo. Una legislazione ambientale più severa potrebbe tradursi in maggiore competitività per le imprese che beneficerebbero anche della spinta innovativa in tutti i settori dovuta alla necessità di riprogettare materiali e prodotti rendendoli circolari. L’innovazione svolge un ruolo chiave nella transizione verso un’economia circolare, creando nuove tecnologie, processi, servizi e modelli di business.  Aumentano le fette di mercato anche perché sono tanti i settori in cui i consumatori, sempre più attenti e consapevoli, cercano prodotti che abbiano basso impatto ambientale e che siano sicuri per la salute. Le applicazioni sono quanto mai necessarie proprio dove si hanno gli impatti maggiori, in termine di inquinamento prodotto e di scarti da smaltire. Sono anche gli stessi settori dove il consumatore chiede più attenzioni e accorgimenti, sia nei prodotti che nei processi. Per questi motivi conviene anche all’impresa innovarsi e dirigersi verso l'economia circolare.

  • Il 4° Rapporto del CEN (CIRCULAR ECONOMY NETWORK) presenta l’andamento dell’economia circolare attraverso l’innovativa applicazione di indicatori basati sulla Carta di Bellagio, un sistema di monitoraggio europeo dell’economia circolare. Tale misurazione contribuisce agli obiettivi del Nuovo piano d’azione europeo per l’economia circolare che richiede precise valutazioni degli avanzamenti della circular economy.
    Questo Rapporto rappresenta una delle prime applicazioni dei principi della Carta di Bellagio in Italia e ha lo scopo di valutare l’economia circolare in modo innovativo e maggiormente comunicativo. La Carta di Bellagio, infatti, detta i principi di misurazione dell’economia circolare con un’attenzione particolare alla diffusione dei dati monitorati e dei risultati raggiunti ed è una naturale evoluzione delle precedenti comunicazioni della Commissione europea relative al monitoraggio.
    Nel 2022, inoltre, entra in vigore la Strategia nazionale sull’economia circolare e il Rapporto CEN si propone come strumento per contribuire al dibattito su questo tema, ponendo una particolare attenzione all’andamento dei consumi nel 2021. Un andamento che, da un lato, si è caratterizzato per un rimbalzo dell’economia molto più positivo delle aspettative, ma dall’altro ha evidenziato una crescita consistente del consumo di risorse. I dati disponibili per popolare gli indicatori riguardano solo in maniera limitata il 2021, ma in genere si riferiscono agli anni precedenti: sono comunque significativi per individuare i trend e utili per le comparazioni fra le principali economie europee.
    Il Rapporto si conclude con un’analisi dello stato di attuazione della Simbiosi industriale in Italia, un approccio di sistema per la transizione verso un’economia circolare attraverso il trasferimento di risorse (materia, energia, acqua, sottoprodotti, capacità, competenze) tra industrie tradizionalmente separate, al fine di generare vantaggi competitivi per tutti i soggetti territoriali coinvolti. L’analisi è stata condotta da ENEA e dalla rete SUN, il network di riferimento per la simbiosi industriale in Italia, attraverso una prima indagine campionaria su alcune esperienze di simbiosi industriale in Italia.
    Il Rapporto è scaricabile dal sito del  CIRCULAR ECONOMY NETWORK  .
  • Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Giuseppe Busia, hanno sottoscritto un accordo per confermare e rilanciare l’attività di monitoraggio sugli obblighi stabiliti dal Codice dei contratti pubblici che ha introdotto i criteri ambientali minimi (Cam) nella documentazione progettuale e di gara.

    L’accordo di collaborazione fra l’Autorità anticorruzione e il Ministero, di durata triennale, favorisce l’inserimento di clausole di sostenibilità ambientale negli acquisti pubblici e nella formulazione dei bandi delle gare e si pone anche l’obiettivo di fornire ausilio alle stazioni appaltanti e garantire uniformità d’indirizzi.

    All’attività di monitoraggio e vigilanza, si affiancherà quindi anche una collaborazione nell’attività d’indirizzo attraverso la condivisione di linee guida per bandi e capitolati, necessari per attuare le norme in materia di sostenibilità ambientale degli acquisti pubblici, nonché nella formazione sugli acquisti verdi della pubblica amministrazione e sui CAM.

    Fulcro dell'Accordo è comunque il monitoraggio, che dovrà ridurre al minimo gli oneri amministrativi a carico delle stazioni appaltanti e al contempo dovrà restituire dati affidabili e utili ai seguenti obiettivi:

    • stimare il valore aggregato delle basi d'asta e del valore dei contratti aggiudicati su ciascuna delle categorie di appalto oggetto dei CAM, al fine di avere una rappresentazione del potenziale effetto leva sui mercati di riferimento;
    • stimare i benefici ambientali, attraverso la rilevazione del livello di attuazione degli obblighi previsti dal Codice dei contratti pubblici legati all'introduzione dei CAM nella documentazione progettuale e di gara;
    • identificare attraverso i piani di vigilanza le criticità applicative dei CAM in determinati settori, che sono legate alla difficoltà di gestione delle prescrizioni del Codice, mirate a garantire la tutela della concorrenza e la par condicio;
    • programmare nuove attività formative per facilitare l'incontro tra domanda pubblica e offerta di prodotti conformi ai CAM e superare le criticità attuative delle norme in materia di sostenibilità ambientale, fondamentali e indispensabili per la transizione verso un sistema economico circolare a minori emissioni climalteranti e più efficiente nell'uso della materia e dell'energia.
  • Si chiama GACERE - Global Alliance on Circular Economy and Resource Efficiency - la nuova alleanza formata da Unione Europea e Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, in coordinamento con l'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale.

    L'alleanza rappresenta uno dei risultati derivanti dal Piano d'azione per l'economia circolare adottato dalla Commissione Europea nel marzo 2020. Incoraggiare iniziative per la transizione verso un'economia circolare, un utilizzo efficiente delle risorse, consumo e produzioni sostenibili: questi alcuni degli obiettivi posti dall'alleanza. Ma la transizione globale all'economia circolare rappresenta anche, spiega Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo per l'Ambiente, gli oceani e la pesta, "una necessità per affrontare le crisi ecologiche; con l'economia circolare si ha l'opportunità di stimolare l'innovazione e rendere la transizione più equa, con la creazione di posti di lavoro e la riduzione degli impatti ambientali".

    GACERE, riunendo governi e organizzazioni in tutto il mondo, mira a dare un ulteriore slancio per la transizione verso l'economia circolare, coinvolgendo tutti i paesi aderenti. Ne è testimonianza il fatto che già due paesi africani - Ruanda e Kenya - hanno integrato il GACERE; anche due delle economie più ricche del continente - Nigeria e Sudafrica - lavoreranno coordinandosi con l'alleanza. Come afferma Requier Wait, ricercatore presso l'Institute for Security Studies di Pretoria, Sudafrica, l'economia circolare deve essere al centro dello sviluppo africano; la crescita della popolazione e l'urbanizzazione devono portare alla progettazione di città che siano resilienti ed efficienti sotto il profilo del consumo di risorse.

    Secondo il rapporto "Fare pace con la natura" della quinta Assemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente, il mondo ha la possibilità di cambiare e migliorare il suo rapporto con la natura, facendo squadra per affrontare la crisi climatica e i problemi legati all'inquinamento, garantendo un futuro sostenibile e prevenire l'insorgere di nuove pandemie.
  • Si apre l'ottava edizione del "Bando CONAI per l'ecodesign degli imballaggi nell'economia circolare - Valorizzare la sostenibilità ambientale degli imballaggi". Il premio è destinato alle aziende che hanno proposto soluzioni di packaging innovative e ecosostenibili introdotte sul mercato nel biennio 2019-2020.

    Il bando è aperto a tutte quelle aziende consorziate in CONAI che, nel biennio in questione, hanno investito in attività di prevenzione rivolte alla sostenibilità ambientale degli imballaggi, agendo su una o più delle seguenti leve: riutilizzo, facilitazione dell'attività di riciclo, utilizzo di materia prima seconda, risparmio di materia prima vergine, ottimizzazione nella logistica, semplificazione del sistema di imballaggio e ottimizzazione dei processi produttivi.

    Al bando possono partecipare sia le evoluzioni di progetti di packaging, sia imballaggi nuovi, che risultino avere un impatto ambientale minore rispetto agli imballaggi utilizzati per la medesima applicazione sul mercato italiano. Il punteggio sarà attribuito tramite lo strumento Eco Tool CONAI, strumento che permette di calcolare, tramite un'analisi LCA semplificata, gli effetti delle azioni di prevenzione attuate dalle aziende attraverso il calcolo dei benefici in termini di emissioni di CO2 e di risparmio energetico e idrico.

    Per la corrente edizione CONAI mette in palio un montepremi totale pari a 500.000 euro, suddivisi così: 450.000 euro proporzionalmente al punteggio ottenuto tra i casi ammessi; 50.000 euro a giudizio del Comitato Tecnico Allargato ai casi che si saranno saputi distinguere per la spinta innovativa e progettuale nell'ambito di una o più delle seguenti leve: riutilizzo, facilitazione dell'attività di riciclo, utilizzo di materia prima seconda. Rientrano in questa possibilità anche quei casi virtuosi di imballaggi utilizzati nell'e-commerce e nell'home delivery o, ancora, imballaggi che promuovono nuove tecnologie.

    La sottoscrizione al bando è aperta fino al 31 maggio 2021 con la compilazione del form disponibile sul sito www.ecotoolconai.org Area Bando.
  • Un accordo di collaborazione triennale nel campo dei sistemi integrati della raccolta dei rifiuti, con l'obiettivo di ridurre alla fonte i rifiuti non riciclabili e dare attuazione agli obiettivi della bioeconomia circolare.

    Con questo accordo Iren e Novamont svilupperanno progetti per la gestione di manufatti e imballaggi compostabili, il loro recupero e la loro valorizzazione insieme alla frazione organica dei rifiuti solidi all'interno degli impianti di trattamento Iren. L'accordo prevede l'avvio di un tavolo tecnico finalizzato allo scambio di informazioni, di conoscenze ed esperienze, e l'organizzazione di flussi dedicati di frazione organica, anche sperimentali, con prodotti compostabili monouso di diversa provenienza. Nell'accordo è prevista, anche con la collaborazione della Fondazione Re Soil, la promozione delle attività con lo scopo di diffondere l'utilizzo del compost e per la valorizzazione della cultura del compostaggio.

    "L'accordo siglato con Novamont" commenta Renato Boero, presidente di Iren "rappresenta un concreto esempio di ricerca e innovazione, elementi fondamentali per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale ed economia circolare che noi di Iren abbiamo inserito nel nostro piano industriale al 2025. Questa collaborazione con Novamont, inoltre, rafforza ulteriormente il ruolo di Iren come attore strategico della Green Economy".

    "La bioeconomia circolare, in linea con il Green Deal, vedendo nel suolo i suoi punti di partenza e di arrivo, è tra gli strumenti essenziali per risolvere i problemi legati all'inquinamento e allo sfruttamento eccessivo di risorse" afferma Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont. "La collaborazione con Iren, in questa prospettiva, è strategica non solo per il miglioramento della gestione dei rifiuti ma soprattutto per chiudere il ciclo del carbonio, per rigenerare i suoli e decarbonizzare l'atmosfera, sperimentando nuove soluzioni".
  • Tramite il decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Decreto n. 393/2019). (19A03307) (GU Serie Generale n.122 del 27-05-2019) il Cluster SPRING viene formalmente riconosciuto come componente della cabina di regia nazionale – sul tema della Bioeconomia – “per il coordinamento delle politiche di ricerca industriale a livello nazionale e locale, nonché di raccordo tra le misure promosse a livello centrale e regionale e, con riferimento alle regioni del Mezzogiorno, anche quale strumento facilitatore per l’attuazione e l’impiego degli interventi sul territorio”.

    Oggi sono oltre 100 i soggetti aderenti, e rappresentano tutte quelle realtà che a diverso titolo operano nel campo della bioeconomia e che raffigurano l’intera filiera italiana della chimica “verde”: grandi player industriali, PMI, università, e tutte le principali organizzazioni di ricerca pubbliche italiane operanti nel settore della trasformazione e della raccolta della biomassa. Ad essi si aggiungono numerosi soggetti attivi nel campo del trasferimento tecnologico e della comunicazione ambientale.

    Veneto Green Cluster è socio del Cluster SPRING e partecipa alle varie attività.

    Coerentemente con le strategie definite a livello europeo e nazionale in materia di bioeconomia, l’azione di SPRING si articola in quattro pilastri principali:

    • l’utilizzo di risorse rinnovabili come materie prime, attraverso la determinazione delle specie locali più idonee (scarti o colture dedicate) da utilizzare in processi di bioraffineria, l’individuazione ed utilizzo di terreni marginali e/o contaminati, la promozione dell’uso a cascata della biomassa e la costruzione di nuove filiere agro-industriali
    • la creazione di bioraffinerie integrate nel territorio per ottenere prodotti ad alto valore aggiunto (biochemicals, biomateriali) lo sviluppo e l’ ottimizzazione di tecnologie innovative e di processi efficienti attraverso attività di Ricerca & Sviluppo e scale-up volte a favorire la costruzione di impianti pilota e dimostratori, la riconversione delle aree industriali in crisi o dismesse
    • lo sviluppo di nuovi prodotti biobased a basso impatto ambientale e con benefici anche dal punto di vista sociale ed economico
    • l’attuazione di specifiche azioni volte a supportare le attività di Ricerca & Sviluppo, al fine di contribuire alla crescita degli investimenti in tecnologie innovative e in nuovi impianti dimostratori e di stimolare la bioeconomia a livello nazionale e regionale.
    Coloro i quali siano interessati a partecipare alle attività di SPRING, possono contattare Veneto Green Cluster.
  • Sono ormai anni che gli aggregati di calcestruzzo riciclato vengono utilizzati in edilizia. Una scelta che porta notevoli vantaggi ambientali, come un minor contributo alle emissioni di anidride carbonica e il recupero di materia; allo stesso tempo si presentano dei problemi, data la grande difficoltà trovata nel creare un prodotto che abbia caratteristiche di resistenza e durabilità paragonabili al tradizionale calcestruzzo.

    Una possibile soluzione arriva dai ricercatori del Royal Melbourne Institute of Technology, in Australia. Il team è riuscito a trovare un modo per produrre un calcestruzzo più forte fino al 35% in più rispetto a quello tradizionale. Capo del progetto Yufei Wu, della School of Engineering, che a tal proposito afferma: "il metodo da noi sviluppato potrà essere utilizzato per rinforzare qualsiasi tipo di calcestruzzo, migliorarne la resistenza, la durezza e la durata, portandolo addirittura ad avere caratteristiche migliori del calcestruzzo ordinario.

    Il metodo prevede la creazione di una miscela di inerti fini e pneumatici triturati, miscelati con cemento e acqua. Il materiale viene poi versato in uno stampo e compresso per ridurne il volume al minimo. Ora il team di ricerca intende collaborare con l'industria dei prefabbricati in calcestruzzo, così da produrre e testare diversi prototipi.
  • Progetto CIRCULAR4.0
    L'obiettivo principale del progetto CIRCULAR4.0 è rafforzare i processi di digitalizzazione da parte delle PMI per favorire l’innovazione e accelerare la transizione verso l'economia circolare nello Spazio Alpino.
    CIRCULAR 4.0 si prefigge obiettivi di integrazione del piano d'azione per l'economia circolare, con particolare attenzione alle PMI (eco-design e modelli di business innovativi), catena del valore e cluster secondo le specializzazioni intelligenti e i settori strategici di EUSALP; rivolgendosi ai responsabili politici per integrare l'economia circolare nelle politiche di innovazione per le PMI e il Programma 2020+.
    CIRCULAR4.0 intende anche aumentare le conoscenze degli imprenditori e degli intermediari attorno ai concetti di economia circolare.
    Il progetto si rivolge quindi a responsabili politici, intermediari e PMI per accrescere l'importanza dei processi di digitalizzazione, concentrandosi principalmente su: i processi di innovazione, i modelli di business e gli investimenti necessari.
    In questa fase i partner di CIRCULAR4.0 stanno sviluppando e testando una serie di strumenti in grado di favorire il contributo di Industry4.0 attraverso un’azione pilota per il passaggio delle PMI all'economia circolare, con particolare attenzione ai modelli di progettazione circolare, modelli di utilizzo ottimale, modelli di recupero valore.

    Oggetto del bando
    Il presente invito è rivolto agli imprenditori o manager che gestiscono una PMI con almeno una sede in Veneto con l’obiettivo di selezionare fino a 20 imprese che avranno l’opportunità di essere supportati nello sviluppo di proposte e/o piani di sviluppo per la transizione ecologica e la digitalizzazione a partire da modelli di gestione e produzione tradizionali.
    Le imprese selezionate parteciperanno a un programma di assistenza per la trasformazione circolare durante il quale potranno individuare quali azioni intraprendere per un approccio alla circolarità dei propri processi e prodotti e favorito dai processi di digitalizzazione dell’impresa.
    Ogni singola impresa otterrà un indice della propria propensione alla circolarità e digitalizzazione attraverso l’uso di piattaforme e servizi dedicati ai processi di economia circolare e digitalizzazione.
    Esperti in processi volti alla circolarità dell’impresa saranno a disposizione delle singole imprese per consigli mirati.

    Fasi delle attività
    1. Selezione/identificazione delle PMI
    2. Analisi della capacità e potenzialità circolari e valutazione della maturità digitale della PMI
    3. Assistenza di un esperto all’impresa per migliorare l’approccio alla circolarità dell’impresa.

    Requisiti per partecipare
    L’invito è aperto alle imprese con le seguenti caratteristiche:
    - essere una PMI secondo la definizione della Raccomandazione CE 2003/361
    - avere almeno una sede in Veneto
    - essere disponibili a coinvolgere nel progetto almeno due persone in posizione chiave nell’organigramma (es: titolare, socio, amministratore delegato, direttore tecnico, direttore di produzione, responsabile ricerca e sviluppo) per l’intera durata dell’azione pilota
    L’azione pilota è rivolta in via prioritaria alle imprese del comparto edilizio e costruzioni. Tuttavia anche aziende di altri settori interessate all’iniziativa potranno fare richiesta di partecipazione.

    Modalità di adesione
    Le imprese saranno ammesse secondo il principio dell’esaurimento posti disponibili e per ordine di ricezione delle proposte fino al raggiungimento delle 20 PMI previste. Oltre le prime 20 imprese sarà predisposta una lista di riserva.
    Sia le imprese ammesse, sia quelle non ammesse per raggiunto limite di partecipazione, saranno informate da Veneto Innovazione. Le imprese che intendono aderire dovranno manifestare il proprio interesse compilando il modulo online al seguente link:

    https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScn-sxATkRgNI37oa_nu1_iOpprwp8wsdcS6vHyMVYzRzgAmA/viewform?usp=sf_link

    Le imprese incluse in lista di riserva potranno essere chiamate a partecipare all’azione pilota nel caso di ritiro di un’impresa ammessa.
  • Ecomondo è l’evento di riferimento in Europa per l'innovazione tecnologica e industriale, presidiando tutta la filiera dell’economia circolare, dall’ecodesign ed efficienza al recupero e valorizzazione di materia prima ed energia, ai trasporti, alle bonifiche e riqualificazione di aree contaminate (anche marine), favorendo il networking internazionale e la crescita delle aziende sui mercati di tutto il mondo.

    Una fiera internazionale con un format innovativo che unisce in un’unica piattaforma tutti i settori dell’economia circolare: dal recupero di materia ed energia allo sviluppo sostenibile.

    Al fine di favorire il networking, Veneto Green Cluster organizza una visita collettiva, finalizzata a mettere in contatto le imprese con i più qualificati buyer nazionali e internazionali e con i massimi esperti dell'economia circolare.

    Contattate Veneto Green Cluster per ulteriori chiarimenti e programma della visita.

    Per maggiori info qui: Ecomondo

  • Si è chiusa l’edizione 2021 dei due saloni di Italian Exhibition Group (Fiera di Rimini), riferimento principale per l’economia circolare e le energie rinnovabili in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Di fatto è stata la prima fiera internazionale a riaprire i cancelli dopo la pandemia, per cui era molto alta l'attesa e la curiosità di vedere come gli addetti ai lavori si stanno muovendo.
    Quasi l’85% di presenze rispetto all’ultima edizione pre-covid, più di 1.080 marchi presenti a tutto quartiere per il 90% della superficie, 500 ore di convegni e seminari, con il decennale degli Stati Generali della Green Economy, sono i numeri che confermano che la spinta alla transizione ecologica passa anche dalle due storiche manifestazioni di Rimini. Luogo di confronto e soprattutto business per una comunità di imprese, istituzioni, enti e organizzazioni che nei saloni di Rimini si sono confrontati sulle tematiche oggi al centro delle agende di tutti i governi, e legate in particolare alle opportunità connesse all’avvio del PNRR alla vigilia di un appuntamento politico fondamentale come la COP26 di Glasgow. Importante e qualificata, inoltre, la partecipazione governativa italiana, così come l’egida della Commissione europea, a rimarcare l’importanza che queste manifestazioni hanno assunto negli anni come punto di riferimento sia nell’area del Mediterraneo sia per istituzioni di primo livello europeo per policy e ricerca ed innovazione nei settori indicati.
    Bioeconomia circolare, risorse idriche, trattamento dei rifiuti e processi di digitalizzazione che portano la green economy nel perimetro di industria 4.0 sono tra le novità di filiera più interessanti di questa edizione 2021. Le aziende che lavorano sui processi e il monitoraggio sono l’anello di raccordo tra la raccolta dei materiali di scarto e la materia prima seconda. Cresciuti, anche in termini di business generato in fiera, le bioenergie e il fotovoltaico e tutto il settore dell’illuminazione smart nelle città legato all’efficientamento e alla sicurezza.
    Il salone biennale dei veicoli per l’ecologia SAL.VE ha messo insieme in un’unica vetrina telaisti e allestitori dei mezzi per l’igiene urbana e gli allestimenti per la raccolta differenziata con mezzi a propulsione ibrida o full electric. Dalle presse meccaniche alle stampanti 3D alimentate da plastiche bio, industria e startup sono state visitate da operatori qualificati e orientati al business, che fanno dei due saloni appuntamenti di green business. Cresciuta anche la percentuale di stand che sono stati allestiti con materiali sostenibili, ottenuti dal riciclo di legno d’arredi o altri materiali d’edilizia, dai pannelli alle piastrelle.
    Con gli eventi di Ecomondo – curati dal Comitato scientifico presieduto dal professor Fabio Fava - è stata condotta un'analisi puntuale sul tema della rigenerazione dell’ambiente, in linea con le raccomandazioni del Green Deal europeo. Grazie alle “conferenze faro” sono state identificate le azioni che potranno consentire una rigenerazione sistemica ed inclusiva delle nostre manifatture, delle nostre città, del patrimonio naturale, suolo, acque e mari, per un pronto recupero economico, ambientale e sociale del Paese assieme all'Europa e all’area del Mediterraneo.
    Nella sessione inaugurale di Key Energy, uno studio preparato per questo evento dall’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano ha approfondito le opportunità legate al PNRR, in particolare in termini di ricadute economiche e occupazionali: si parla di più di 64 miliardi di euro di ricavi aggiuntivi, oltre a 132mila posti di lavoro in più. Si è parlato inoltre, nei convegni curati dal Comitato scientifico presieduto da Gianni Silvestrini, delle novità in arrivo, dall’eolico off-shore all’agro-fotovoltaico, dalle Comunità energetiche all’idrogeno, di strategie climatiche, nonché dei primi interessanti risultati sui fronti del Superbonus e della mobilità elettrica.
  • Ecomondo è l'evento di riferimento in Europa  per la transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa

    I temi affrontati vanno dal recupero di materia ed energia allo sviluppo sostenibile

    Veneto Green Cluster sarà presente con un proprio stand in collettiva PADIGLIONE B1 STAND 156. Se vuoi partecipare anche tu alla collettiva scrivi a: enrico.cancino@greentechitaly.com .

    Save the date: 26 - 29 ottobre 2021

  • Il 26 gennaio la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha avanzato la sua proposta per il piano d'azione sull'economia circolare. Obiettivi vincolanti per l'utilizzo di materia riciclata e target per ridurre l'uso di materia prima vergine: questi i due punti cardine della proposta.

    Secondo i membri della Commissione Ambiente bisogna adottare queste azioni per favorire lo sviluppo dell'economia circolare: abbandonare il principio preleva-produci-getta, in modo di favorire e focalizzarsi sulla prevenzione dei rifiuti e la riduzione nell'uso di energia e materia.

    Guardando con più attenzione la proposta della Commissione, è possibile notare come la proposta iniziale, lanciata dall'esecutivo UE, venga ampliata e approfondita. Se inizialmente si era avanzata l'ipotesi di inserire volumi minimi di materia riciclata solo per i manufatti in plastica, la Commissione Ambiente ha intenzione di allargare questo target a tipologie di prodotti diversi.

    La proposta avanzata sarà votata in una delle prossime sedute del Parlamento Europeo. Secondo Jan Huitema, relatore della proposta, la transizione circolare è una necessità, vista la povertà di risorse naturali nel territorio europeo e considerate le tante competenze acquisite, il grado di avanzamento della ricerca e delle tecnologie. Un'opportunità per creare posti di lavoro e crescita economia avvicinandosi agli obiettivi climatici.
  • È quanto emerge dal "Rapporto nazionale sull'economia circolare in Italia 2021", redatto dal Circular Economy Network, rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, con la collaborazione di ENEA.


    I dati analizzati prendono in considerazione diversi indicatori dell'economia circolare, ai quali è stato associato un punteggio, messo poi a confronto con i valori ottenuti dalle prime cinque economie europee. La somma di questi punteggi da per l'Italia un valore di 79, seguita da Francia con 68, Spagna e Germania 65 e Polonia 54.

    L'Italia si conferma prima nella produzione circolare con 26 punti, 5 in più rispetto alla Francia: questo dato prende in considerazione la produttività delle risorse, calcolato in 3,3€/kg di prodotto, e la produttività energetica, pari a 10,1€/kg di petrolio equivalente, punteggi maggiori rispetto agli altri paesi presi in considerazione.

    Se nella produzione si hanno questi risultati, non si può dire altrettanto sul consumo: nonostante la quota di energia da fonte rinnovabile sul consumo complessivo veda l'Italia al secondo posto dietro la Spagna, la perdita di posizioni nella sharing economy, nella riparazione e nel riutilizzo, fanno posizionare l'Italia al quarto posto, davanti alla sola Polonia.

    Notizie migliori arrivano dalla gestione dei rifiuti e dall'utilizzo di materia prima seconda. In Italia si trova infatti il più alto tasso di riciclo di rifiuti, urbani e speciali, in Europa: 68%, contro il 56% della Polonia, con gli altri a seguire. Sull'utilizzo della materia prima seconda l'Italia è al secondo posto con 19,3%, preceduta dalla Francia con 20,1%.

    Se nel riciclo ci si dimostra virtuosi, meno si può dire nella riparazione e nel riutilizzo, dove, dal punto di vista dell'occupazione, ci si piazza in ultima posizione rispetto agli altri membri EU presi in considerazione.

    "Il nostro paese, anche per sua vocazione naturale, si dimostra leader in Europa" sottolinea Edo Ronchi, presidente del Circulare Economy Network, "ma stiamo perdendo posizioni. Bisogna rafforzare le misure per l'economia circolare. È un'occasione che non si può mancare, non solo per la questione ambientale ma anche per la competitività delle aziende. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza" continua Ronchi "deve essere una spinta per superare gli ostacoli che frenano l'innovazione e per la valorizzazione delle potenzialità italiane".

    Ma l'economia circolare riveste anche un ruolo fondamentale per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica al 2050. "Oltre il 45% delle emissioni sono associate all'utilizzo di prodotti e alla gestione del territorio" dichiara Roberto Morabito, direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali di ENEA "e la transizione circolare può contribuire ad abbattere le emissioni globali fino a circa il 40%. C'è però la necessità di essere più ambiziosi nella parte del Pnrr dedicata alla transizione circolare".

    Sull'importanza della circolarità per il raggiungimento della neutralità climatica è d'accordo il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, che aggiunge "L'Italia è un paese guida sull'economia circolare. Ricicliamo quasi il doppio del totale dei rifiuti rispetto alla Comunità europea; abbiamo un ruolo di leadership assoluta, con un tasso di circolarità che è maggiore del 30% rispetto al resto dell'Europa. Il recovery fund è uno degli strumenti che abbiamo per aumentare la nostra capacita".

    Come sottolinea il ministro "ci sono settori dove possiamo fare di più, come quello della plastica. Sul tema c'è da fare molta innovazione e ricerca, potenziare le nostre capacità". Più in generale "l'auspicio è che si continui a investire, ricercare, richiedere soluzioni sempre migliori. L'approccio alla circolarità" conclude Cingolani "è l'unica strada per affrontare il futuro con più serenità, non solo per l'ambiente ma anche per la tenuta economica e sociale della società che verrà".
  • Il colosso della moda online si unisce alla rete di Ellen MacArthur Foundation. In linea con gli obiettivi di sostenibilità di cui la piattaforma si è già fatta carico con l'implementazione delle pratiche commerciali circolari: nel 2019 Zalando ha prolungato la vita di 1 milione di articoli con Zalando Zircle, applicazione per la vendita di abiti usati; nel 2020, con la categoria "Usato", ha curato una selezione di articoli di moda usati.

    Come afferma Laura Coppen, responsabile della circolarità di Zalando "In qualità di leader nel settore della moda in Europa, Zalando collabora con il settore per guidare il cambiamento, con la prospettiva di dare forma a un'economia circolare e sostenibile". Per raggiungere questo obiettivo "Entriamo a far parte della rete di Ellen MacArthur Foundation, così da poter collaborare con esperti di economia circolare e organizzazioni di diversi settori. Il nostro contributo" continua Coppen "è nel know-how tecnologico e nell'accesso agli oltre 3.000 marchi e gli oltre 35 milioni di clienti".

    "Siamo felici di accogliere Zalando nel nostro network" afferma Joe Murphy, Network Leader per Ellen MacArthus Foundation; "Zalando, per accelerare la transizione circolare, si è già impegnata a estendere la vita di almeno 50 milioni di articoli entro il 2023. Con la nostra rete speriamo di poter velocizzare questo viaggio".

    Zalando già si sta impegnando nella progettazione di imballaggi sostenibili. Entro il 2023, la piattaforma di moda conta di ridurre gli sprechi, mantenere i materiali in uso ed eliminare la plastica. Già oggi le scatole di Zalando sono realizzate in cartone riciclato al 100% o in carta riciclata al 100%.
  • La Commissione Europea e il Comitato Economico e Sociale Europeo hanno promosso l'avvio della Piattaforma Europea degli stakeholder per l'economia circolare - ECESP (European Circular Economy Stakeholder Platform). La realizzazione di una iniziativa speculare a quella europea è stata avviata da ENEA con l'istituzione della Piattaforma Italiana degli attori per l'Economia Circolare - ICESP (Italian Circular Economy Stakeholder Platform).
    ICESP nasce per far convergere iniziative, esperienze, criticità e prospettive che il nostro Paese vuole e può rappresentare in Europa in tema di economia circolare, e per promuovere l'economia circolare in Italia anche attraverso specifiche azioni dedicate.
    Veneto Green Cluster aderisce a ICESP.
    La Piattaforma prevede lo svolgimento di attività attraverso gruppi di lavoro (GdL) aperti alla partecipazione di tutti gli interessati,
    Ad oggi ICESP ha istituito sei gruppi di lavoro. I gruppi di lavoro si riuniscono a cadenza periodica al fine di elaborare rassegne, rapporti tecnici e studi sui temi trattati nel corso delle proprie attività nonché a mappare le buone pratiche di economia circolare, in connessione ai lavori della Piattaforma Europea degli Stakeholder per l’Economia Circolare, ECESP.
    I gruppi di lavoro sono:

    Ricerca ed eco-innovazione, diffusione di conoscenza e formazione
    Strumenti di Policy e Governance
    Strumenti per la misurazione
    Sistemi di progettazione, produzione, distribuzione e consumo sostenibili e circolari
    Città e Territorio
    Buone pratiche e approcci integrati

    Colori i quali hanno interesse a partecipare ai Gruppi di lavoro, possono contattare Veneto Green Cluster.

  • È quanto afferma la Ellen MacArthur Foundation. Con la campagna CircularDesignNow della Fondazione, è stato esplorato il modo in cui il design circolare viene applicato in diverse aree: dalla moda alla plastica, dalla progettazione delle città e del cibo ad altro. Per il lancio della campagna Simon Widmer, Design Network e Creative Lead della Fondazione, ha approfondito il ruolo che il design può giocare nella transizione circolare. Di seguito la sua analisi.

    Ci sono molti modi di definire il design. La Montreal Design Declaration lo definisce come "l'applicazione dell'intento: il processo attraverso il quale creiamo gli ambienti materiali, spaziali, visivi ed esperenziali". Ma il design non riguarda solo l'estetica: come riassume Nesta, agenzia del Regno Unito per l'Innovazione e il bene sociale, il design è passato dal significato tradizionale puramente estetico, attraverso interazioni ed esperienze orchestrate e sistemi di informazione, ad essere un concetto che abbraccia tutti gli aspetti.

    Il design avvolge ogni aspetto di un progetto e le scelte più importanti vengono effettuate in fase di progettazione. La scelta dei materiali, la funzionalità degli elementi, il modo in cui i progetti interagiscono con persone e sistemi. Nel caso di prodotti materiali la facilità con cui possono essere recuperati o riutilizzati. È dalla progettazione che può nascere un prodotto circolare.

    Un esempio di gestione sbagliata può venire dai settori della moda e degli imballaggi in plastica. Più dell'80% del materiale utilizzato in questi due settori è destinato a finire in discarica o negli inceneritori, il che significa che una grande quantità di materia esce dai sistemi economico e naturale. Questo rappresenta un'enorme perdita, con prodotti e materiali che cessano il loro ciclo vitale. È questo il motivo per cui l'approccio circolare è di fondamentale importanza: perché permette di affrontare le problematiche in fase di progettazione invece che trattare i problemi, perché permette una visione a lungo termine.

    Il design circolare piò essere inteso come quella pratica che abbraccia il pensiero sistemico per affrontare alcune delle più grandi sfide interconnesse che dobbiamo affrontare oggi. Il design circolare offre quindi una direzione di viaggio verso un futuro rigenerativo e resiliente, un futuro in cui la progettazione di prodotti, servizi e sistemi parte da un quadro più ampio. Un modo per affrontare con creatività le sfide globali alla radice.

    Come conclude Widmer, il design circolare non può rappresentare la panacea a tutti i problemi, ambientali e sociali che siano, non esiste un'unica soluzione perfetta. Il design circolare può però essere uno dei punti di partenza. Una evoluzione collettiva delle pratiche di progettazione, un viaggio che può portare al raggiungimento di quegli obiettivi ambientali prefissati.
  • La Bioeconomia, se declinata nella logica circolare, come rigenerazione territoriale, con al centro la salute degli ecosistemi e in particolare del suolo, può essere uno strumento potente delle strategie e delle politiche europee per un cambio di rotta che passa per un mutamento culturale della società esprimibile con il “fare di più con meno”.

    Il Rapporto realizzato da un gruppo di lavoro coordinato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster Nazionale per la Bioeconomia circolare SPRING e Intesa Sanpaolo Innovation Center approfondisce il tema della Bioeconomia quale pilastro della transizione ecologica, per la sua capacità di contribuire all’implementazione di tutte le 8 aree di iniziativa politica in cui si articola il Green New Deal, rappresentandone l’elemento chiave per decarbonizzare l’economia, diminuire l’utilizzo di risorse non rinnovabili e massimizzare l’efficienza e la sostenibilità delle risorse rinnovabili.

    Il Rapporto è visibile QUI
  • Il Gruppo di lavoro 3 “Misurazione della circolarità” della Commissione UNI/CT 057 “Economia Circolare” ha terminato i lavori sulla futura specifica tecnica UNI/TS 11820 “Misurazione della circolarità - Metodi ed indicatori per la misurazione dei processi circolari nelle organizzazioni”. La specifica tecnica è ora ufficialmente entrata nella fase di Inchiesta Pubblica Finale durante la quale qualsiasi soggetto potrà visualizzare il documento, e proporre osservazioni puntuali. Il termine dell’inchiesta pubblica è previsto per il 20 aprile.

  • E' possibile consultare QUI tutti i risultati raggiunti dal Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) in relazione alle misure relative alla Missione 2 “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”.
  • Una nuova organizzazione, nata dall'alleanza tra quattro dei maggiori attori europei della filiera delle materie plastiche: Pectore Europe, PlasticsEurope, Plastics Recycler Europe e VinylPlus. PolyREC avrà il compito di monitorare, verificare e comunicare i dati sulla plastica riciclata e il suo utilizzo sul suolo europeo; allo stesso tempo PolyREC garantirà tracciabilità, trasparenza e fiducia in merito ai materiali riciclati lungo tutta la filiera.

    Per riuscire a svolgere il suo compito, PolyREC si avvarrà dell'utilizzo di Reco Trace, un sistema comune di raccolta dei dati: "La creazione di meccanismi che dimostrino con trasparenza i progressi per la circolarità delle plastiche sono una necessità, se vogliamo raggiungere gli obiettivi UE" commenta Ton Emansm, presidente di Plastics Recycler Europe. "La raccolta dati attraverso un approccio comune è indispensabile per misurare i progressi del settore, utilizzando criteri omogenei" conclude.

    Per la raccolta dei dati PolyREC potrà contare sulla ventennale esperienza acquisita da VinylPlus traminte Reconvinyl: "La circolarità delle materie plastiche è la chiave per migliorare la sostenibilità dei prodotti plastici. L'industria europea del PVC, tramite VinylPlus" dichiara Brigitte Dero, amministratore delegato di VinylPlus" ha appreso l'importanza del monitoraggio e della rendicontazione dei progressi. Siamo quindi lieti" continua Dero "di poter condividere questa nostra esperienza e di poter lavorare con tutti i settori dell'industria della plastica, così da aumentare la tracciabilità e la trasparenza della plastica riciclata in tutta la filiera".

    Dello stesso avviso Virginia Janssens, direttore generale di PlasticsEurope: "Siamo lieti di unire le forze con i principali partner della filiera della plastica nella realizzazione di questo sistema incrociato per il monitoraggio dei polimeri. La nostra esperienza nel fornire figure chiave per l'industria della plastica è una pietra miliare per il nostro viaggio verso l'economia circolare".

    Secondo uno studio pubblicato da Zero Waste Europe nel dicembre 2019, vengono incenerite quantità di rifiuti sempre maggiori per la produzione di energia. Questo si traduce in emissioni di CO2 superiori a 100 milioni di tonnellate l'anno; un numero che si rivela incompatibile con gli obiettivi ambientali promossi dall'Unione Europea. Da qui nasce la necessità di creare questa alleanza che coinvolga i diversi attori della filiera, così da condividere le esperienze, le competenze e le migliori pratiche nei rispettivi settori.
  • 574 voti favorevoli, 22 contrari e 95 astenuti: questi i numeri con cui il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione sul Nuovo piano d'azione per l'economia circolare 2020/2077(INI). Ora le responsabilità passano in mano al Consiglio.

    Un programma di azione ambizioso e complesso, nato dalla proposta che la Commissione per l'ambiente aveva presentato al Parlamento UE nel marzo 2020, in piena sintonia con il Green Deal europeo e con gli obiettivi di riduzione nella produzione dei rifiuti. Il tutto, ovviamente, in un'ottica di circolarità e sostenibilità, passando dal concetto di ecodesign all'introduzione di standard minimi obbligatori per gli appalti verdi, dall'applicazione di etichette green a paletti sulla diffusione di plastica monouso.

    Il punto di partenza è sempre lo stesso: la prevenzione, elemento chiave che permette di ridurre la quantità di rifiuti e, combinata con la preparazione al riutilizzo e al riciclo, permette di recuperare materia prima seconda.

    Le richieste avanzate sono: imporre degli obiettivi vincolanti per il 2030, così da ridurre l'impronta dei consumi e dei materiali; incentivi economici per l'innovazione circolare e la transizione delle imprese; provvedimenti contro il greenwashing e le false dichiarazioni ambientali; obiettivi minimi obbligatori per gli appalti pubblici. E ancora l'applicazione di un'etichettatura verde, come l'attuale Ecolabel, che certifichi la sostenibilità del prodotto. Introdotto anche il principio del "Diritto alla riparazione" per estendere la vita dei prodotti.

    Le istituzioni si focalizzeranno principalmente su alcune catene del valore. L'aggiornamento della legislazione su pile e batterie, diventato un'urgenza con la grande diffusione di auto elettriche. Imballaggi e plastica, su cui già si sono ottenuti risultati. Altri settori su cui si concentrerà il lavoro sono il tessile, elettronica e informatica, costruzioni ed edilizia e alimentare, per affrontare problematiche e criticità pratiche e aggiornare la legislazione in materia.

    Secondo le eurodeputate e gli eurodeputati è altresì necessario introdurre un chiaro quadro normativo che imponga obiettivi chiari e specifici e che preveda sanzioni in caso di inadempimenti; in parallelo viene sottolineate l'importanza di agevolazioni e finanziamenti rivolti alle aziende che adottano modelli virtuosi sull'economia circolare.

    La palla passa ora al Consiglio Europeo. Se infatti l'approvazione è ormai certa, la risoluzione potrà ancora subire modifiche sostanziali.
  • Sono stati pubblicati i decreti (e il relativo avviso) firmati dal ministro Roberto Cingolani con i criteri di selezione per i progetti relativi a raccolta differenziata, impianti di riciclo e iniziative “flagship” per le filiere di carta e cartone, plastiche, RAEE, tessili (Missione 2, Componente 1 del PNRR). 
    I testi dei decreti sono disponibili QUI
  • Le RIR ForestaOroVeneto e Veneto Green Cluster sono proponenti del progetto Core-wood, cofinanziato nell'ambito del POR FESR 2014-202, azione 1.1.4 .

    I risultati del progetto sono stati pubblicati sulla rivista Sherwood Foreste ed Alberi Oggi, un bimestrale a diffusione nazionale. Insieme al suo supplemento “Tecniko & Pratiko” si propone di favorire la divulgazione tecnica, scientifica e politica, trasversalmente al settore forestale italiano.

    Il numero 252 di Sherwood è caratterizzato dalla presenza di un Dossier sul “riposizionamento della filiera legno”. Si tratta di un interessante approfondimento che, benché basato su risultati e strategie messe in campo in Veneto, risulta per molti aspetti replicabile anche a livello nazionale. Dei quattro contributi presenti, il primo è una fotografia della filiera foresta-legno veneta, con alcune considerazioni sugli impatti provocati da Vaia. Il secondo è dedicato alle segherie, elemento cardine, ma al momento anello debole della filiera. Il terzo riporta l’esperienza di “Legno Veneto”, consorzio di aziende e marchio collettivo destinato a diventare un brand di valorizzazione del legno locale. Il quarto espone il “decalogo” individuato e sperimentato nell’ottica di migliorare la competitività della filiera. La trattazione si conclude con i punti di vista, dove sei esperti completano le informazioni del Dossier.

  • E' disponibile la Playlist con gli interventi descrittivi le attività e i risultati raggiunti dal progetto Sistemi Avanzati per il Recupero dei Rifiuti SARR, cofinanziato nell'ambito POR FESR 2014-2020 ASSE 1 AZIONE 1.1.4 “Sostegno alle attività collaborative di R&S per lo sviluppo di nuove tecnologie sostenibili, di nuovi prodotti e servizi”.
    Sono stati realizzati 7 videoclip che descrivono gli obiettivi, le metodologie e i risultati raggiunti durante il progetto.
    I presentatori rappresentano i gruppi di lavoro costituiti da Imprese e Organismi di ricerca che hanno collaborato durante la ricerca.
    I videoclip hanno uno scopo divulgativo, affrontano sinteticamente i principali temi sviluppati ma ogni necessità di approfondimento può essere direttamente richiesta a Veneto Green Cluster.
    La playlist è consultabile su Ypotube: https://www.youtube.com/channel/UCdBQ1pLiwLDnotpKBXUaEUg/playlists
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    ppure nello spazio: Video di ICER
  • ENEA, nel prossimo Rapporto sull'economia circolare in Italia che cura insieme al CEN con ENEA, ha previsto un capitolo dedicato ad una "Mappatura dei percorsi di simbiosi industriale in Italia".

    Al fine di raccogliere le informazioni necessarie alla stesura del capitolo è stato predisposto, in collaborazione con la rete SUN (Symbiosis Users Network), un questionario destinato alle imprese. Queste potranno fornire, in pochi minuti, evidenze della propria esperienza, mettendo in luce i vantaggi, le opportunità nonchè gli interventi necessari per superare le criticità che impediscono una diffusione capillare e sistematica di tale strumento.

    Con tale lavoro ENEA mira a comprendere il grado di diffusione a livello nazionale e le eventuali criticità esistenti per l’effettiva ed efficace applicazione della simbiosi industriale. I questionari, una volta compilati, alimenteranno una banca dati che farà emergere le eccellenze su cui il sistema produttivo potrà contare e costituirà una base di confronto tra i diversi stakeholders e decisori politici, per trovare soluzioni e proposte condivise.

    Per quanti interessati il questionario è disponibile qui e potrà essere compilato direttamente online.

  • Fondazione Symbola e Unioncamere hanno presentato, lo scorso 21 ottobre, la XII edizione di GreenItaly, disponibile qui, che scatta la fotografia della green economy italiana attraverso tutti i settori e le filiere produttive.

    Il Rapporto evidenzia come sono oltre 441mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito negli ultimi 5 anni (2016-2020) in prodotti e tecnologie green. In pratica quasi una su tre: il 31,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola nonostante la crisi causata dalla pandemia, valore che sale al 36,3% nella manifattura. Queste imprese hanno un dinamismo sui mercati esteri superiore al resto del sistema produttivo italiano

    Il 2020 ha mostrato anche nuovi record di potenza elettrica rinnovabile installata nel mondo, pari all’83% della crescita dell’intero settore elettrico nell’anno. In Italia – nel 2020 – il 37% dei consumi elettrici è stato soddisfatto da fonti rinnovabili, con una produzione di circa 116 TWh. La potenza installata rimane però ancora distante dai target di neutralità climatica previsti per il 2030.Sotto il profilo dell’occupazione il 2020 si conferma un anno di consolidamento nonostante le gravi difficoltà generate dalla pandemia. I contratti relativi ai green jobs – con attivazione 2020 – rappresentano il 35,7% dei nuovi contratti previsti nell’anno.

    Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti il rapporto evidenzia il primato italiano che raggiunge un riciclo sulla totalità dei rifiuti – urbani e speciali – del 79,4% (2018). Valore significativamente più alto della media europea (49%) e di quella degli altri grandi Paesi come Germania (69%), Francia (66%) e Regno Unito (57%). Ciò genera un risparmio annuale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nelle emissioni (2018) grazie alla sostituzione di materia seconda nell’economia. Viene poi confermata la leadership nella riduzione di materie prime per unità di prodotto (- 44,1% di materia per unità di prodotto tra 2008 e 2019). Per alcuni settori – acciaio e alluminio – i rifiuti prodotti non sono sufficienti a sostenere la produzione, pertanto il nostro Paese deve ancora far affidamento sull’importazione di materia seconda dall’estero. Infine, a sottolineare il potenziale dell’Italia nella valorizzazione di materia a fine vita, anche il quarto posto al Mondo come produttore di biogas (da frazione organica, fanghi di depurazione e settore agricolo) dopo Germania, Cina e Stati Uniti.

  • Il 3° Rapporto sull’economia circolare 2021 del Circular Economy Network, oltre all’analisi aggiornata sullo stato dell’economia circolare in Italia, in comparazione con le altre principali economie europee, approfondisce il ruolo dell’economia circolare nella transizione alla neutralità climatica e aggiorna l’analisi delle principali misure adottate in materia a livello nazionale ed europeo.

     Il focus sul ruolo dell’economia circolare nella transizione alla neutralità climatica

    Sono molti gli studi e i documenti che sottolineano la rilevanza del contributo dell’economia circolare all’abbattimento delle emissioni: raddoppiando l’attuale tasso di circolarità, a livello globale si taglierebbero ben 22,8 miliardi di tonnellate di gas serra.

     La Commissione europea, nel recente secondo Piano d’azione per l’economia circolare, sottolinea come con un modello lineare di economia, basato su un alto consumo di risorse e di energia, non sia possibile raggiungere la neutralità climatica. Per abbattere le emissioni di gas serra è necessario recuperare i gap di circolarità esistenti, relativi a:

    - riduzione dell’utilizzo delle risorse, con la diminuzione della quantità di materiale usato nella realizzazione di un prodotto o nella fornitura di un servizio attraverso il design circolare, puntando su modelli di condivisione e sullo sviluppo della digitalizzazione;

    - allungamento dell’utilizzo delle risorse, ottimizzando l’uso delle risorse e aumentando la vita del prodotto attraverso un design durevole, il ricorso a materiali e servizi che prolungano la vita dei beni, il riutilizzo, la riparazione e la rigenerazione;

    - utilizzo di materie prime rigenerative, sostituendo i combustibili fossili e i materiali non rinnovabili con energie e materiali rinnovabili, mantenendo il capitale naturale e i servizi ecosistemici;

    - riutilizzo delle risorse, con il riciclo dei rifiuti e il reimpiego delle materie prime seconde.

    Per ciascuno di questi quattro pilastri della transizione a un’economia circolare vi sono specifici gap di circolarità colmabili a breve e medio termine con tecnologie e modalità operative e gestionali disponibili; altri sono di più lungo termine e richiedono ricerca e sviluppo dell’innovazione. Recuperando questi gap di circolarità, per esempio riducendo l’uso di una certa quantità di materiale per fornire un certo servizio, oppure prolungando di un certo numero di anni la vita utile di un certo prodotto, o ancora aumentando la quota di materiale o di energia rinnovabile per un certo prodotto, o aumentando la quota di materiale riciclato impiegato in sostituzione di materie vergini in un certo prodotto, si ottengono anche risparmi di energia, riduzioni di impiego di energia fossile e quindi anche riduzioni di emissioni di gas serra. Il focus tematico che si propone analizza quindi anche l’esempio del rapporto fra aumento della circolarità e riduzione delle emissioni di gas serra in alcuni settori.

    L’UNEP (United Nation Environmental Programme), tramite l’IRP (International Resource Panel), per esempio, rileva che la produzione di acciaio con il riciclo del rottame di ferro consente fino al 38% di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto alla produzione di acciaio primario ottenuto con minerale di ferro e carbone. L’ENEA ha stimato che il riciclo dell’alluminio consente di ridurre le emissioni di gas serra fino all’80% rispetto alla produzione di alluminio con l’uso di materie prime vergini. Elevata è anche la riduzione delle emissioni di gas serra ottenuta col riciclo della plastica: fino al 90% in meno rispetto alla produzione con i derivati dal petrolio. Per produrre alcune apparecchiature elettroniche servono materie prime estratte con grande impiego di energia, per altre occorrono grandi quantità di energia per ottenere un’alta purezza dei materiali di input. La Commissione europea ha stimato che l’aumento di un anno della vita utile degli smartphone circolanti nell’UE permetterebbe di risparmiare 2,1 MtCO2eq. Anche la produzione e la lavorazione delle fibre tessili consumano rilevanti quantità di energia e generano emissioni: si stima, ad esempio, che raddoppiando l’utilizzo dei capi di abbigliamento si potrebbero ridurre notevolmente le emissioni generate dalla loro sostituzione con capi nuovi.

    La produzione dei mezzi di trasporto e il loro uso generano enormi emissioni di gas serra. L’International Resource Panel1 (IRP) ha stimato che, attraverso adeguate strategie circolari sulle modalità di trasporto e sui mezzi per i passeggeri, si potrebbe risparmiare il 57-70% di emissioni gas serra in relazione al ciclo dei materiali nella produzione dei mezzi e il 30-40% nel loro utilizzo. Un contributo importante alla riduzione delle emissioni di gas serra potrà essere fornito dallo sviluppo della bioeconomia rigenerativa, con l’utilizzo sostenibile di biomassa, la fissazione del carbonio in impieghi di lungo termine e anche con l’incremento dello stoccaggio del carbonio organico nel suolo.

    L’IRP evidenzia come con adeguate strategie, quali l’uso delle abitazioni, l’aumento delle pratiche di riciclo, l’applicazione dell’eco-design per la costruzione di nuovi edifici con minore materiale, l’uso di biomassa legnosa raccolta in modo sostenibile in sostituzione di materiali tradizionali, si potrebbe raggiungere un abbattimento quasi completo delle emissioni prodotte dal settore residenziale durante la vita utile degli edifici. L’Agenzia Europea per l’Ambiente, inoltre, facendo riferimento alle diverse forme in cui si può esplicare la circolarità, stima una possibile riduzione delle emissioni di CO2 degli edifici fino al 61% attraverso il miglioramento del loro utilizzo, idonee forme di riuso e riciclo alla fine della vita, l’ottimizzazione degli spazi, della gestione e della manutenzione. Numerosi sono, infine, gli esempi di riduzione delle emissioni di gas serra in diverse filiere di riciclo dei rifiuti e dei notevoli margini di ulteriori riduzioni dei gas serra ottenibili aumentando i tassi di riciclo.

    Politiche e strategie per l’economia circolare: l’aggiornamento del contesto nazionale ed europeo

    Nell’ambito del Green Deal, a livello europeo il nuovo Piano di azione per l’economia circolare e la nuova Strategia industriale vanno nella direzione di accelerare la transizione verso la circolarità. Una recente risoluzione del Parlamento europeo sottolinea che la transizione a un’economia circolare è una delle condizioni necessarie per raggiungere entro il 2050 la neutralità climatica. Anche per questa ragione l’Europarlamento chiede alla Commissione di definire obiettivi vincolanti al 2030 di riduzione dell’uso di materie prime vergini e di incremento del contenuto di materiali riciclati nei prodotti.

    In Italia nel corso del 2020 sono entrati in vigore i decreti legislativi di recepimento delle direttive europee in materia di rifiuti ed economia circolare e la Legge di bilancio del 2020 ha previsto specifiche agevolazioni per gli investimenti delle imprese nell’ambito delle misure di Transizione 4.0. Le maggiori attese per nuove misure e nuovi finanziamenti per la transizione verso un’economia circolare sono ora rivolte al Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’utilizzo delle risorse europee di Next Generation EU.

    Stato dell’economia circolare in Italia e comparazione europea

    Il 3° Rapporto aggiorna l’analisi dello stato dell’economia circolare in Italia esaminando i risultati raggiunti nell’ambito della produzione, del consumo, della gestione circolare dei rifiuti oltre che degli investimenti e dell’occupazione nel riciclo, nella riparazione e nel riutilizzo. Per ciascuno di questi aspetti è stato individuato un set di indicatori, sulla base dei quali è stato attribuito un punteggio e realizzata una comparazione fra le cinque principali economie dell’Unione europea: Germania, Francia, Italia, Spagna e la Polonia, che con l’uscita del Regno Unito dall’UE risulta la 5° economia. Sommando i punteggi di ogni settore, si ottiene “l’indice di performance sull’economia circolare” che nel 2021 conferma, come nel 2020, la prima posizione dell’Italia con 79 punti, seguita dalla Francia a 68, da Germania e Spagna a 65 e dalla Polonia a 54.

     Le performance dell’Italia nei vari settori considerati

    Le performance nazionali di circolarità nel settore della produzione si confermano migliori rispetto alle altre quattro principali economie europee. Per la produttività delle risorse, il nostro Paese crea il maggiore valore economico per unità di consumo di materia: ogni kg di risorsa consumata genera 3,3 € di PIL, contro una media europea di 1,98 €. Buona è anche la produttività energetica: 8,1 € prodotti per kg equivalente di petrolio consumato. Il consumo interno di materiali per l’Italia nel 2019 è pari a 490 Mt, stabile rispetto all’anno precedente. Nel confronto con le principali economie europee, il nostro Paese rappresenta la realtà con i consumi minori insieme alla Spagna, per un valore di materia consumata pari a oltre metà di quello registrato per la Germania. Nel 2018 i primi cinque Paesi per consumo di energia coincidono con le cinque economie più avanzate del continente. In particolare, l’Italia impiega circa 116.000 TEP (Tonnellate equivalenti petrolio) di energia all’anno, rimanendo costante rispetto all’anno precedente. In termini di quota di energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia, l’Italia perde il suo primato scendendo al secondo posto, dietro alla Spagna, con il 18,2% di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto al consumo finale lordo.

    La produzione pro capite di rifiuti urbani in Italia nel 2019 rimane costante a 499 kg/abitante, contro una produzione media europea di 502 kg/ab. La produzione dei rifiuti rispetto al PIL mostra un disaccoppiamento sempre più marcato a partire dal 2011, fino a raggiungere un significativo divario negli ultimi anni: a fronte di una produzione dei rifiuti sostanzialmente stabile, il PIL è cresciuto del 4,3% nel periodo 2015-2019.

    Il riciclo dei rifiuti urbani nel 2019, secondo i dati ISPRA, è del 46,9%, in linea con la media europea, posizionando l’Italia al secondo posto dopo la Germania. La percentuale di riciclo di tutti i rifiuti è invece al 68%, nettamente superiore alla media europea (57%): al primo posto fra le principali economie europee.

    Il tasso di utilizzo circolare di materia in l’Italia nel 2019 è al 19,3%, superiore alla media dell’UE27 (11,9%), inferiore a quello di Paesi Bassi (28,5%), Belgio (24%) e Francia (20,1%), ma superiore a quello della Germania (12,2%).

    L’Italia è invece ultima fra le grandi economie europee per numero di brevetti depositati.

    Per quanto riguarda l’occupazione nei settori della riparazione, del riutilizzo e del riciclo l’Italia è al secondo posto, dietro alla Polonia, ma comunque davanti a Francia, Germania e Spagna.

  • La crescente richiesta di acqua, unitamente alla spinta verso la riduzione degli impatti ambientali, impone la necessità di mettere a punto processi di trattamento delle acque reflue che siano sempre più “green” e a basso costo. In quest’ottica, i processi di trattamento di tipo biologico mediante fanghi attivi hanno visto un crescente sviluppo. Tuttavia, alcune criticità di questo processo sono ancora da risolvere, tra cui l’abbattimento di nutrienti quali azoto e fosforo, che spesso necessitano di stadi aggiuntivi caratterizzati da trattamenti chimici o fisici, con conseguente aumento dei costi e degli impatti ambientali. Un’alternativa che negli ultimi anni ha suscitato vivo interesse nella comunità scientifica è rappresentata dall’impiego di microalghe nella depurazione delle acque reflue. Tale alternativa risulta particolarmente interessante nell’ottica dello sviluppo di un’economia circolare, mirata al recupero e alla valorizzazione dei rifiuti. Difatti, questi organismi sono particolarmente efficienti nell’assimilazione di azoto e fosforo, che vengono dunque accumulati all’interno della biomassa, la quale può essere poi valorizzata in uno svariato numero di settori (dall’energia, alla produzione di composti ad alto valore aggiunto).

    In questo lavoro sono valutate le prestazioni, in termini di produttività di biomassa e di abbattimento dei nutrienti (N, P e COD) di un processo di coltivazione di microalghe in continuo in acque reflue urbane. In particolare,Chlorella protothecoidesè stata coltivata in acque reflue campionate a valle del trattamento primario di due diversi impianti di depurazione, rispettivamente a Vicenza e Padova[1]. I risultati sperimentali condotti in laboratorio ad un’intensità di luce di 100 μmol di m-2 s-1 e con insufflazione continua di una corrente di aria arricchita in CO2 (5% v/v, 1 L h-1), a diversi tempi di ritenzione idraulica (HRT = 0.64 – 1.97 d), hanno mostrato un efficiente abbattimento di N e P, con consumi compresi rispettivamente tra il 70-80% e tra l’85-95% (Figura 1). D’altro il canto, il contenuto di COD è risultato invariato, suggerendo una crescita microalgale prettamente autotrofa. La produttività di biomassa è risultata compresa tra 0.4 – 0.6 g L-1 d-1. In questo contesto, un possibile schema di processo potrebbe prevedere una vasca di coltivazione di microalghe a valle del trattamento primario per la rimozione di azoto e fosforo, seguita dalla vasca a fanghi attivi per la rimozione del COD.

    Tale schema di processo presenta tuttavia degli svantaggi, legati da un lato all’aerazione di entrambe le vasche per fornire CO2 alle microalghe e O2 ai batteri, dall’altro alla necessità di elevate superfici per consentire una disponibilità di luce tale da garantire una crescita efficiente degli organismi fotosintetici.

    Di recente, ha acquisito interesse l’idea di coltivare microalghe e batteri nel medesimo reattore, in consorzio. L’impiego di consorzi alghe-batteri consente infatti, in linea di principio, di ottenere l’abbattimento simultaneo di N, P e carbonio organico in un unico stadio, sfruttando la sinergia tra questi organismi ottenuta mediante il reciproco scambio gassoso: l’ossigeno prodotto dalle microalghe per fotosintesi viene sfruttato dai batteri per la loro crescita, che a sua volta produce la CO2necessaria per le prime. In tal modo, i costi operativi relativi all’aerazione delle vasche (che rappresentano il contributo di gran lunga maggioritario nel bilancio energetico dell’intero processo) sarebbero abbattuti.

    Anche la limitazione dovuta alla necessità di ampie superfici per consentire un’efficiente utilizzo della luce può in qualche modo essere moderata considerando la capacità di alcune microalghe (tra cuiC. protothecoides) di crescere secondo un metabolismo mixotrofo, ovvero mediante il simultaneo utilizzo della luce e assimilazione del carbonio organico come fonti di energia per la crescita. La regolazione di questo metabolismo è influenzata da molti fattori, tra cui la disponibilità di CO2, che quando presente in eccesso favorisce la via di crescita fotosintetica[1, 2], e la disponibilità di luce. L’effetto di quest’ultima variabile sulle performance di abbattimento di N, P e COD di un consorzio costituito daC. protothecoidese un inoculo batterico proveniente da fanghi di depurazione (Montebello Vicentino) è stato dunque studiato in reattori continui, operati a diversi valori di HRT (1.6 – 4 d). In particolare, sono state testate due diverse intensità di luce, rispettivamente 50 e 150 μmol m-2 s-1[3]. I risultati dimostrano che all’intensità di luce inferiore, la rimozione dei nutrienti è risultata generalmente più efficiente (Figura 2). In particolare, per tempi di residenza inferiori ai 2.5 d, le microalghe sono state dilavate dal sistema, a causa della loro velocità di crescita inferiore a quella dei batteri. Questo è riflesso in un consumo di N e P modesto. Per i tempi maggiori tuttavia, la concentrazione di biomassa algale è risultata superiore a 50 μmol m-2 s-1 rispetto al caso della luce più elevata.

    Questi risultati suggeriscono che una luce bassa può avere un effetto positivo in un impianto di trattamento di acque reflue urbane in cui le microalghe siano applicate insieme ai batteri. Grazie al metabolismo mixotrofo, infatti, si renderebbe necessaria una superficie minore, consentendo allo steso tempo una rimozione simultanea di N, P e carbonio organico in un unico stadio del processo. Ciò incoraggia e promuove lo sviluppo e l’implementazione delle microalghe per il recupero dei nutrienti dalle acque reflue.

    Figura 2. Consumo di azoto (A e C) e di COD (B e D) in funzione del tempo di residenza, per una luce di 50 μmol m-2 s-1 (A e B) e 150 μmol m-2 s-1 (Ce D). La prima colonna rappresenta la concentrazione in ingresso. Per l’azoto, il colore nero rappresenta l’N organico, il grigio l’N ammoniacale, e le linee oblique l’azoto sotto forma di nitrato [3]

    Riferimenti bibliografici

    1. Ramos Tercero EA, Sforza E, Morandini M, Bertucco A (2014) Cultivation of Chlorella protothecoides with Urban Wastewater in Continuous Photobioreactor: Biomass Productivity and Nutrient Removal. Appl Biochem Biotechnol 172:1470–1485. doi: 10.1007/s12010-013-0629-9
    2. Sforza E, Cipriani R, Morosinotto T, et al. (2012) Excess CO2 supply inhibits mixotrophic growth of Chlorella protothecoides and Nannochloropsis salina. Bioresour Technol 104:523–529. doi: 10.1016/j.biortech.2011.10.025
    3. Pastore M, Santaeufemia S, Bertucco A, Sforza E (2018) Light intensity affects the mixotrophic carbon exploitation in Chlorella protothecoides: consequences on microalgae-bacteria based wastewater treatment.Water Sci Technol 78:1762–1771.

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  • L’OCSE, in vista dei colloqui delle Nazioni Unite sull’azione internazionale per ridurre i rifiuti di plastica, ha pubblicato il rapporto intitolato “Global Plastics Outlook” dove vengono forniti dati e informazioni relative alla produzione e gestione dei rifiuti in plastica nel Mondo. In particolare viene evidenziato che, mentre l’aumento della popolazione e dei redditi guida un incremento inarrestabile della quantità di plastica utilizzata e gettata via, le politiche per frenare la sua perdita nell’ambiente stanno fallendo.
    Il report, disponibile qui solo in modalità lettura, evidenzia come il Mondo stia producendo il doppio dei rifiuti di plastica rispetto a due decenni fa, con la maggior parte di essi che finiscono in discarica, inceneriti o rilasciati nell’ambiente, e solo il 9% che viene riciclato. Quasi la metà di tutti i rifiuti di plastica è generata dai Paesi OCSE, con quantitativi pro capite che variano dai 221 kg degli Stati Uniti, ai 114 kg dei Paesi europei e ai 69 kg di Giappone e Corea. La maggior parte dell’inquinamento causato dalla plastica deriva da una gestione inadeguata delle macroplastiche, ma anche dal rilascio delle microplastiche causato principalmente dalla produzione di pellet, dal lavaggio dei tessuti sintetici, dalla segnaletica orizzontale e dall’usura degli pneumatici.

    I Paesi OCSE contribuiscono per l’11% delle perdite di macroplastiche e per il 35% delle perdite di microplastiche e viene pertanto rilevato come la cooperazione internazionale sulla riduzione dell’inquinamento da plastica dovrebbe includere il sostegno ai Paesi a basso reddito nello sviluppo di migliori infrastrutture di gestione dei rifiuti di plastica.
    Il report fa quindi il punto sulla produzione delle materie plastiche che derivano ancora quasi totalmente da plastiche vergini o primarie. La produzione globale di plastica utilizzando plastica riciclata, o secondaria, è più che quadruplicata negli ultimi anni, passando dalle 6,8 Mt del 2000 alle 29,1 Mt del 2019, ma rappresenta pur sempre solamente il 6% della produzione totale di plastica.
    Il rapporto rileva anche come la crisi Covid-19 abbia portato a una diminuzione del 2,2% dell’uso della plastica nel 2020, a causa del rallentamento dell’attività economica, ma ad un contemporaneo aumento dei rifiuti in plastica generati. Nel 2021, con la ripresa dell’attività economica anche il consumo di plastica è rimbalzato.
    Il report passa quindi in rassegna le possibili misure da adottare per ridurre l’inquinamento da plastica che dovranno richiedere azioni e cooperazione internazionale, anche attraverso l’innovazione, una migliore progettazione dei prodotti e lo sviluppo di alternative rispettose dell’ambiente, nonché sforzi per migliorare la gestione dei rifiuti e aumentare il riciclo.
    Divieti e tasse sulla plastica monouso esistono in più di 120 Paesi, ma non stanno facendo abbastanza per ridurre l’inquinamento complessivo. Inoltre la maggior parte delle normative sono limitate a prodotti come i sacchetti di plastica, che costituiscono una piccola quota di rifiuti di plastica, e sono più efficaci nel ridurre i rifiuti che nel frenarne il consumo. Al contrario tasse sulle discariche e sull’incenerimento che dovrebbero incentivare il riciclo sono state adottate solo in una minoranza di Paesi. Il Report pertanto chiede un maggiore utilizzo di strumenti quali i regimi di responsabilità estesa del produttore per imballaggi e beni durevoli, la diffusione delle tasse sulle discariche, l’adozione di sistemi con vuoto a rendere e l’applicazione di tariffazione puntuale.
    Infine il report evidenzia come occorra adottare misure normative per creare un mercato stabile e ben funzionante per la plastica riciclata, che viene ancora vista come sostituta della plastica vergine. Tra le misure proposte nel report la definizione di obiettivi vincolanti per un contenuto minimo di materiale riciclato e la promozione di investimenti in tecnologie di riciclo più avanzate.

  • Pubblicata sul sito di ISPRA la Linea Guida n. 33/2021 del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) su “Metodologie e criteri di riferimento per la valutazione del danno ambientale ex Parte Sesta del D.lgs 152/2006”.

    La Linea Guida ricostruisce la procedura di valutazione tecnica del danno ambientale definito ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006, definendo i criteri e le metodologie condivise a livello nazionale per l’individuazione dei danni e delle minacce di danni ambientali per i quali lo Stato ha il potere di imporre azioni di riparazione e di prevenzione.

  • L'appuntamento è il 26 e 27 ottobre a Ecomondo.
    Questa decima edizione vuole ripercorrere i traguardi raggiunti in 10 anni e analizzare il ruolo strategico che il settore assume da qui al 2030 per la transizione ecologica e per la più ampia sfida della neutralità climatica, condividendo proposte e prospettive con le istituzioni.
    Per info clicca QUI
  • La “Strategia nazionale per l’economia circolare” recentemente pubblicato nell'ambito delle riforme del PNRR (MISSIONE 2 Rivoluzione verde e transizione ecologica » Componente 1 (M2C1) - Agricoltura Sostenibile ed economia circolare » Riforma 1.1 - Strategia nazionale per l’economia circolare) è un documento programmatico, all’interno del quale sono individuate le azioni, gli obiettivi e le misure che si intendono perseguire nella definizione delle politiche istituzionali volte ad assicurare un’effettiva transizione verso un’economia di tipo circolare. Con la “Strategia nazionale per l’economia circolare”, si intende, in particolare, definire i nuovi strumenti amministrativi e fiscali per potenziare il mercato delle materie prime seconde, affinché siano competitive in termini di disponibilità, prestazioni e costi rispetto alle materie prime vergini. A tal fine, la Strategia agisce sulla catena di acquisto dei materiali (Criteri Ambientali Minimi per gli acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione), sui criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste), sulla responsabilità estesa del produttore e sul ruolo del consumatore, sulla diffusione di pratiche di condivisione e di “prodotto come servizio”. La Strategia, inoltre, costituisce uno strumento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica e definisce una roadmap di azioni e di target misurabili da qui al 2035.

    Il rapporto può essere scaricato QUI
  • PROGRAMMA DEL WEBINAR

    Mercoledì 29 Settembre

    Politiche e best practice europee per rafforzare lo sviluppo e l’innovazione sostenibile delle imprese

    Ore 10:00 Saluti

    Moderatore: Enrico Cancino – Rete Innovativa Regionale Veneto Green Cluster

    Ore 10:15

    Presentazione 3° rapporto sull’economia circolare in Italia

    Claudia Brunori - Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali (SSPT) – ENEA

    Ore 10.35

    Il nuovo piano d'azione UE per l'economia circolare all’interno del Green Deal europeo

    Federico Porrà - Responsabile di Politiche Economia Circolare - Commissione europea - Direzione Generale Ambiente Unità B1 – Produzione, Prodotti Consumi sostenibili

    Ore 10.50

    La recente strategia europea e nazionale sulla Plastica: dalla gestione degli imballaggi ai divieti sulla plastica monouso e la nuova “Plastic Tax”CE EU Package team - Gabriele Muzio – Ing. Gabriele MUZIO - Direttore Area Tecnica Api Torino e referente Ambiente/Economia Circolare

    CONFAPI Nazionale

    Ore 11.00

    L’economia circolare nelle pianificazioni regionali – prospettive, esempi e best practice

    - Veneto: Verso il nuovo Piano Regionale Gestione Rifiuti Veneto: I rifiuti come risorsa circolare. Giulio Fattoretto - Direzione Ambiente e Transizione Ecologica - Regione del Veneto

    - Lombardia: L’economia circolare nell’esperienza lombarda e il ruolo del Cluster per l’energia e l’ambiente Riccardo Bellato – Vice Presidente Lombard Energy Cleantech Cluster (LE2C)

    - Piemonte: Prospettive per l'economia circolare nell'ambito della Smart Specialisation 21-27 della Regione Piemonte – Giovanni Amateis - Direzione Competitività del Sistema Regionale

    Ore 11.30

    EPR, Sistemi Consortili e corretta gestione rifiuti: dalla tracciabilità dei flussi alla digitalizzazione degli adempimenti -Dott.ssa Ilde Gaudiello - MITE-Dirigente-Direzione Generale per l’Economia Circolare

    11.45 – conclusioni

    12.00 – chiusura

    La partecipazione è gratuita, tuttavia per motivi organizzativi è richiesta la registrazione a:

    https://docs.google.com/forms/d/19fHQR4WleqAHAmXYI1S9WvDKsmR1XeW_4l8TUvT4nLw/viewform?edit_requested=true

  • Guidato dalla Ellen MacArthur Foundation, in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, il Global Commitment ha coinvolto più di 500 organizzazioni che hanno condiviso una visione comune di un'economia circolare per la plastica. Spinte dall'obiettivo di affrontare l'inquinamento da plastica alla fonte, le aziende che rappresentano il 20% di tutti gli imballaggi in plastica prodotti a livello globale si sono impegnate a raggiungere obiettivi ambiziosi per il 2025 per aiutare a realizzare questa visione comune. La terza relazione annuale sui progressi esamina come questi firmatari stanno andando contro questi obiettivi. Per maggiori info clicca QUI
  • Nel marzo del 2020 la Commissione Europea ha trasmesso una COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI dal titolo 
    "Un nuovo piano d'azione per l'economia circolare. Per un'Europa più pulita e più competitiva".

    Il piano d'azione per l'economia circolare stabilisce un programma orientato al futuro per costruire un'Europa più pulita e competitiva in co-creazione con gli operatori economici, i consumatori, i cittadini e le organizzazioni della società civile. Mira ad accelerare il profondo cambiamento richiesto dal Green Deal europeo, sulla base delle azioni in materia di economia circolare attuate dal sin dal 2015. Questo piano provvederà alla razionalizzazione del quadro normativo rendendolo adatto ad un futuro sostenibile, garantendo l'ottimizzazione delle nuove opportunità derivanti dalla transizione e riducendo al minimo gli oneri per le persone e le imprese.

    Il piano presenta una serie di iniziative collegate tra loro destinate a istituire un quadro strategico per i prodotti solido e coerente in cui i prodotti, i servizi e i modelli imprenditoriali sostenibili costituiranno la norma e a trasformare i modelli di consumo in modo da evitare innanzitutto la produzione di rifiuti. Questo quadro strategico per i prodotti sarà attuato progressivamente, ponendo l'accento sulle catene di valore dei prodotti chiave. Saranno predisposte ulteriori misure per ridurre i rifiuti e garantire il buon funzionamento del mercato interno dell'UE per le materie prime secondarie di alta qualità. Sarà rafforzata anche la capacità dell'UE di assumersi la responsabilità dei rifiuti che produce.

    L'Europa non riuscirà a conseguire cambiamenti radicali agendo da sola. L'UE continuerà a svolgere un ruolo guida verso un'economia circolare a livello mondiale e ad utilizzare la sua influenza, le sue competenze e le sue risorse finanziarie per attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030. Il presente piano mira inoltre a garantire che l'economia circolare vada a beneficio delle persone, delle regioni e delle città, contribuisca pienamente alla neutralità climatica e sfrutti appieno i

    l potenziale della ricerca, dell'innovazione e della digitalizzazione. Prevede l'ulteriore messa a punto di un quadro di monitoraggio adeguato che contribuisca a misurare il benessere al di là del PIL.

     La transizione all'economia circolare sarà sistemica, profonda e trasformativa, dentro e fuori dai confini dell'UE. Le sue conseguenze, a volte, saranno destabilizzanti ed è per questo che deve essere una transizione giusta. Saranno necessari un allineamento e una cooperazione tra tutti i portatori di interessi a tutti i livelli — unionale, nazionale, regionale e locale, e internazionale.

    La Commissione invita pertanto le istituzioni e gli organi dell'UE ad approvare il piano d'azione e a contribuire attivamente alla sua attuazione e incoraggia gli Stati membri ad adottare o aggiornare le rispettive strategie, piani e misure nazionali in materia di economia circolare alla luce degli ambiziosi obiettivi ivi delineati. La Commissione raccomanderà inoltre l'inclusione dell'economia circolare tra i temi di discussione sul futuro dell'Europa e come tema periodico dei dialoghi con i cittadini. 

    In piano si articola sui seguenti punti

    1. INTRODUZIONE
    2. UN QUADRO STRATEGICO IN MATERIA DI PRODOTTI SOSTENIBILI

    2.1.      Progettazione di prodotti sostenibili

    2.2.      Dare ai consumatori e agli acquirenti pubblici la possibilità di operare scelte informate

    2.3.      Circolarità dei processi produttivi

    1. PRINCIPALI CATENE DI VALORE DEI PRODOTTI

    3.1.      Elettronica e TIC

    3.2.      Batterie e veicoli

    3.3.      Imballaggi

    3.4.      Plastica

    3.5.      Prodotti tessili

    3.6.      Costruzione e edilizia

    3.7.      Prodotti alimentari, acque e nutrienti

    1. MENO RIFIUTI, PIÙ VALORE

    4.1.      Una politica rafforzata in materia di rifiuti a sostegno della circolarità e della prevenzione dei rifiut

    4.2.      Migliorare la circolarità in un ambiente privo di sostanze tossiche

    4.3.      Creazione di un mercato dell'Unione efficiente per le materie prime secondarie       

    4.4.      Gestione delle esportazioni di rifiuti dall'UE

    1. METTERE LA CIRCOLARITÀ AL SERVIZIO DELLE PERSONE, DELLE REGIONI E DELLE CITT
    2. AZIONI TRASVERSALI

    6.1.      La circolarità come presupposto per la neutralità climatica

    6.2.      Una giusta impostazione economica

    6.3.      Promuovere la transizione attraverso ricerca, innovazione e digitalizzazione

    1. GUIDARE GLI SFORZI A LIVELLO MONDIAL
    2. MONITORARE I PROGRESSI
    3. CONCLUSIONI
  • Dal 26 - 29 ottobre 2021 VENETO GREEN CLUSTER sarà presente in qualità di espositore alla fiera internazionale Ecomondo, evento di riferimento in Europa per la transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa.

    Vienici a trovare al PADIGLIONE B1 STAND 156.

    Gli aderenti a Veneto Green Cluster riceveranno un biglietto di ingresso gratuito nei prossimi giorni.
    Per info contattare Veneto Green cluster

ICE Toolkit

strumenti a supporto delle decisioni aziendali

per la circolarità


per la transizione ecologica


per LCA


Processi Certificati GTI